Non aprite quella parentesi
Piccola fenomenologia della punteggiatura in chat
A un certo punto delle nostre vite, abbiamo cominciato a scrivere ciò che prima avremmo affidato alla voce: chiacchierare del più e del meno, organizzare questioni pratiche della vita quotidiana, sedurre una persona che smuove in noi pensieri teneri o peccaminosi a seconda del momento della giornata.
Tutte queste funzioni erano prevalentemente orali, mentre allo scritto erano affidate comunicazioni formali o semi-formali. Perlomeno fino al 3 dicembre 1992, quando venne inviato il primo SMS della storia (“Merry Christmas”).
Da quel momento, qualcosa è cambiato: la comunicazione scritta è diventata, sempre di più, parte integrante delle piccole cose della vita e ha dovuto fare i conti con un problema piuttosto ingombrante: quando scrivi non puoi rendere tondo e pluridimensionale ciò che dici, perché non puoi servirti della comunicazione paraverbale: i gesti, il tono della voce, la postura, lo sguardo e così via.
Come si fa? Esistono le emoji, certamente, con il loro sterminato campionario di significati e simbolismi, ma basta?
Un accessorio più utile, ma forse più insidioso, è quello che nasce parecchio tempo dopo la scrittura allo scopo di renderla più comprensibile, in tutte le sue sfumature: la punteggiatura.
La punteggiatura può sostituire, o quasi, la testa che si inclina, la voce che si abbassa, lo sguardo che si fa complice. E in questa età dell’oro della scrittura informale, assume una nuova vita e un nuovo valore, anche se spesso non ci facciamo caso.
Qui ovviamente non voglio mettermi a fare la grammar-nazi dei punti e virgola. Voglio però portare alla luce la specifica natura semantica che assume la punteggiatura nella comunicazione istantanea online.
Ogni segno contribuisce a dare significato non solo per il suo senso in sé, ma per quello che assume nel contesto digitale in cui è inserito: WhatsApp e i DM di ogni app inizialmente deputata ad altro, ma poi utilizzata per rimorchiare; e poi Teams, Slack e tutto il mondo dell’instant messaging aziendale popolato da GIF, sticker, emoji e un fiume di punti esclamativi che cercano spocchiosamente di imporsi nei nostri pettegolezzi da quattro soldi.
Ecco quindi, uno per uno e con la dovuta parzialità, i segni di punteggiatura che usiamo (o di cui abusiamo) in chat.
Uno strumento in più per alimentare l’overthinker che è in noi e fargli rileggere 500 volte il messaggio prima di premere “invia”. 👇
Il punto esclamativo: il people pleaser della situazione
Nel 2024, la giornalista Anne Helen Petersen ha dedicato un pezzo su Substack all’uso che le donne fanno del punto esclamativo nella comunicazione professionale per sembrare meno aggressive e più accoglienti (anche le mie mail traboccano di punti esclamativi, lo ammetto).
Un lavoro relazionale invisibile, travasato dalle mail alle chat, che vuol trasmettere entusiasmo, euforia, gridolini di giubilo, a volte autentici a volte meno.
Il punto esclamativo è carico di un ottimismo quasi irritante che sappiamo di dover calibrare. A prescindere dal vostro genere, infatti, conoscete bene quel momento in cui siete indecisi se aggiungere un punto esclamativo o no a una frase.
Troppa enfasi? Troppo amichevole? Troppa allegria? Cosa c’è da essere allegri, in fondo?

Il punto interrogativo: il modello base
Il punto interrogativo sta alla punteggiatura in chat come il vanilla sex sta all’amplesso. Tutto corretto, però – suvvia – è davvero la base, tanto da essere usato anche da chi non usa affatto la punteggiatura online. Cosa c’è da dire di più sul punto interrogativo e sulla sua ovvietà disarmante? Nulla.
Puoi solo guardarlo socchiudendo gli occhi, come si fa con quegli interlocutori estremamente noiosi ma intrinsecamente buoni, che ti spiace mollare lì su due piedi.
I puntini di frustrazione
Io trovo i puntini di sospensione disturbanti. Non riesco a decodificarne il senso perché a loro viene assegnato troppo senso e in maniera assolutamente ambigua.
Ci sono persone che in quei puntini mettono tutto: indecisione, smarrimento, confusione, ma anche significati ammiccanti, o sottintesi che dovresti comprendere e che ti viene richiesto esplicitamente di cogliere (ti metto i puntini apposta!) ma tu magari non cogli.
Ecco quindi che i puntini di sospensione si trasformano in puntini di frustrazione.
(Le parentesi paraninfe)
Le parentesi, invece, mi piacciono, ancorché siano decisamente inflazionate. Ma anche il cioccolato lo è, e non per questo smetterò di mangiarlo.
Le parentesi sono un ulteriore e potente generatore di senso, si possono usare per stratificare i significati, per ammiccare, per portare livelli di conversazione su piani differenti, ironici, ufficiosi, sensuali. Dipende.
Le parentesi sono così duttili e morbide da diventare pericolose, perché è difficile sostenere una conversazione con più sottotracce. Ma se ci riuscite, chapeau.
Le virgole generatrici di caos
Le virgole sono già una rogna nello scritto formale. Cosa ci si può aspettare da loro in chat?
Qualcuno davvero riesce a fare attenzione a non separare il soggetto dal verbo, mentre fa le altre 30 cose che solitamente si fanno mentre si comunica online?
È più utile impiegare quel poco tempo per stabilire quale emoji sia più passivo-aggressiva tra questa 😊o questa🙃 (io voto la prima, la seconda per me esprime tenerezza, ma sono aperta al dialogo).
Allo stesso tempo, però, sappiate che usare bene le virgole è come saper cucinare o fare bricolage. È una di quelle cose che vi renderà immediatamente più attraenti agli occhi dell’interlocutore.
Il punto e virgola è morto; viva il punto e virgola
A cosa serve il punto e virgola? Anche lui spesso se lo chiede, questo campione di democristianità della grammatica, questo ibrido senza incentivi statali, questo partitino che arranca per arrivare al 4%.
Eppure il punto e virgola è da riscoprire. Usarlo può darvi prestigio. Può essere quel dettaglio di classe che fa di voi una persona abbastanza spregiudicata e sicura da non limitarsi a usare una virgola o un punto, ma entrambi. Mica poco.
I due punti: un piedino nel futuro
Ecco un caso interessante. I due punti colorano il testo, perché simulano un’attesa, un volto che si protrae verso l’altro, il fiato che si spezza un attimo prima che accada qualcosa.
Ma sono fraintesi, sono sottovalutati, sono un po’ come quei talenti inespressi che vagano per i campi da calcio di periferia o nei corridoi delle multinazionali.
Nell’uso quotidiano e digitale, i due punti perdono la loro carica avventurosa e finiscono per essere semplicemente il vassoio su cui mettere un elenco di oggetti: la lista della spesa, i regali di Natale, i presenti e gli assenti quando ci si conta nei circolini.
Le virgolette preventive
Ci sono persone a cui sarebbe lecito tagliare le quattro dita con cui virgolettano tutto mentre parlano, le cosiddette “air quotes”. Allo stesso modo, bisognerebbe imporre un limite all’uso delle virgolette nelle conversazioni online.
Il critico e saggista Remo Bassetti ha osservato che le virgolette nascono dalla paura di essere fraintesi e di non padroneggiare davvero ciò di cui si parla. Un modo sottile per non prendersi del tutto la responsabilità di quello che si dice.
Virgolettare è insomma mettere le mani (o le dita) avanti per poi dire “eh, ma mi hai frainteso tu, io avevo virgolettato!”
Il punto fermo: parliamone.
I punti fermi nelle chat sono percepiti come ostili. Uno studio pubblicato su ScienceDirect nel 2025 ha confermato quello che molti di noi già sapevano: i messaggi che terminano con un punto vengono interpretati come più freddi e respingenti di quelli che non lo usano, indipendentemente dal contenuto.
Ma a me il punto in chat piace molto. Chi sa usare davvero bene la lingua sa essere amichevole o bellicoso, a prescindere dal tanto contestato punto fermo.
E poi, il punto è assertivo. Si prende le sue responsabilità, non come quelle canaglie delle virgolette. Il punto sa chi è, cosa vuole e dove sta andando (da nessuna parte, perché è fermo, ma è comunque una certezza che io ad esempio non ho).
Il punto, però, è così figo da non aver paura di ascoltare l’altro e mettersi in discussione.
Perché dopo il punto, si sa, è sempre possibile andare a capo.



Io sono quella dei puntini di sospensione, li utilizzo spesso, li utilizzo per spezzare il discorso come la pausa nella lingua parlata.
Io trovo dannatamente sexy chi usa il punto fermo in chat. 😅